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Dalla fine del maggio 1915 fino alla disfatta di Caporetto nell’ottobre 1917 e il conseguente spostamento del fronte verso il Grappa, le valli ladine furono protagoniste del primo conflitto mondiale.

La difensiva austriaca correva lungo la cresta del Sett Sass e, attraverso le trincee fortificate della Sella del Sief, raggiungeva i costoni alle falde meridionali del Col di Lana (costoni di Castello, Agai, Salesei) per poi scendere al Forte La Corte e alla tagliata stradale di Ruaz. Al di là del torrente Cordevole, la linea fortificata si allacciava alle posizioni del Sass di Mezdì e della Mesola, e quindi alla Marmolada.

Dopo un iniziale assestamento del fronte, il conflitto si trasformò in una guerra di posizione poiché troppi erano i sacrifici che si dovevano subire per spostare in avanti il confine, anche solo di qualche metro. Così, vista l’impossibilita di riprendere una guerra di movimento, laddove un attacco frontale risultava impossibile, l’uomo inventò una guerra dai tratti titanici da compiersi nel ventre della montagna: la guerra di mine. Fra le Tofane e il Pasubio furono fatte scoppiare 33 mine sotterranee, cinque delle quali nel massiccio del Col di Lana e del Sief.

Per conquistare la cima del Col di Lana, saldamente in mano austriaca, il Sottotenente del Genio duca Gelasio Caetani di Sermoneta decise di posizionare una mina sotto la postazione nemica, su cui si trovavano allora 238 soldati. I lavori della galleria offensiva, chiamata Sant’Andrea, iniziarono dopo la metà del gennaio 1916 unendo tre gallerie di ricovero da poco allestite e proseguendo lungo un’unica direzione. Ai primi di marzo il troncone principale della galleria aveva raggiunto una lunghezza di 52 metri. La galleria italiana fu portata a termine il 12 aprile. Alla sua estremità erano state scavate due diramazioni divergenti a forma di “U”; una a destra di circa 10 metri e l’altra a sinistra di 6 metri, terminanti in due camere di scoppio tra loro distanti circa 15 metri, per garantire un’ottimale compenetrazione delle onde d’urto. Le due camere erano collegate da un ramo lungo 16 metri e con una sezione di 0,8x1,00 metri, al quale si accedeva con una galleria lunga circa 100 metri e con una sezione di 1,40x1,00 metri rivestita dai telai di grossi tavoli.

Il 15 aprile il generale Annichini ordinò il caricamento della mina. All’alba del 16 aprile l’intasamento era stato completato.

 

Alle ore 23.35 del 17 Aprile 1916 oltre 5 tonnellate di gelatina esplosiva vennero fatte brillare, trasformando per sempre la morfologia della vetta in un profondo e vasto cratere della lunghezza di circa 40 metri e larghezza di circa 25 metri. Il peso della massa complessiva eruttata può essere stimata in oltre 10.000 tonnellate, con un raggio medio di gittata di 170 metri e massimo di 500 metri.